Archivio, Eventi e concerti, Eventi Futuri, Orchestre e Cori, Produzione artistica

Agrippina di Georg Friedrich Händel

Opera in 2 atti

 

Teatro Comunale di
San Giovanni in Persiceto
11 Dicembre 2025
ore 10.00 – ore 20.00
12 Dicembre 2025
ore 10.00 – ore 20.00

L’’ Agrippina “ di Händel va in scena al teatro di S. Giovanni Grisostomo di Venezia, “teatro dalla mole superba in grado di rivaleggiare con i teatri della Roma Antica”, il 26 dicembre 1709.
L’opera viene data durante il Carnevale del 1710 e il successso è tale che ne seguono ben 27 repliche. Piace talmente al pubblico che l’autore è accolto dal grido “ Viva il caro Sassone!”.
A riscaldare il clima sono anche la notorietà delle due primedonne coinvolte, la Durastanti e la Scarabelli, rispettivamente Agrippina e Poppea, antagoniste non solo nella vicenda ma anche rivali per il primato vocale.
A questo si aggiungono le indiscrezioni in certi ambienti del misterioso librettista.
Il nome infatti non compare e la paternità sarà postuma. Si tratta di Vincenzo Grimani, cardinale, diplomatico al servizio degli Asburgo comproprietario del teatro, e dal luglio del 1708 viceré di Napoli.
Il cardinale e il
compositore si erano conosciuti a Roma, città che certamente non era nuova a sortite di porporati che si dilettavano di libretti se il più illustre, il Rospigliosi era addirittura diventato papa col nome di Clemente IX.
Al di là della vicenda, resa musicalmente e nel libretto con una scrittura priva di elementi grotteschi e comicità carnevalesca, l’opera cela una interessante lettura politica e di costume contro Roma e la Curia. Il personaggio di Claudio, imperatore vecchio, libidinoso e poco sveglio è la caricatura di papa Clemente XI, filospagnolo, antiasburgico e quindi assolutamente detestato dal cardinale. Se da un lato Grimani rievoca, con una notevole libertà, la storia degli ultimi anni di regno di Claudio e l’inizio di quello di Nerone, dall’altro coglie bene lo spirito delle lotte per il potere e le sue dinamiche, lui che era discendente dai Gonzaga da parte materna e dai Grimani, una delle più antiche famiglie veneziane, da parte paterna.
Inoltre il Papa era anche espressamente ostile alla Durastanti e quindi anti Agrippina nello specifico, tanto che si era opposto ad una sua esibizione nelle vesti della Maddalena nell’oratorio “La Resurrezione” che Haendel aveva dato a Roma durante la Pasqua del 1708.
Ma Agrippina è un’opera che esce dal suo tempo fin dal suo nascere, perché rinunzia a tutto un sistema di luoghi comuni tipici dei libretti barocchi, non ci sono travestimenti, equivoci sull’identità dei personaggi, nessun riconoscimento finale.
Le due protagoniste rivali tengono in pugno una corte di uomini deboli, succubi, irrisolti, schiavi delle loro ambizioni.
Senza tempo sono i poteri corruttivi del sesso e del denaro, senza tempo il cinismo e la manipolazione che è intrinseca in ogni abuso di potere.
L’opera di Händel, benchè si inserisca nel fortunato ciclo di titoli ispirati alla storia romana è un’opera anti eroica, si incentra sulla spregiudicata protagonista che trama per ottenere la nomina ad imperatore del morbosamente amato figlio Nerone adolescente infantile e vizioso Usa la giovane Poppea, segretamente innamorata di Ottone, ma anche lei sedotta dal potere e non indifferente anche a Nerone e a Claudio.
Le sue manovre e i suoi inganni vengono svelati ma con astuzia condiziona i cortigiani ben consci del suo fine e della sua ipocrisia.
La cinica Agrippina riesce così nell’intento ottenendo il perdono e la nomina al trono imperiale per il figlio mentre Poppea si consolerà con il devoto Ottone. Il lieto fine nella migliore tradizione del teatro seicentesco giustifica il ribaltamento morale che chiude la storia in un tripudio corale.
Il BaroccoLab con i suoi oltre cinquanta entusiasti artisti propone una Agrippina che mette in dialogo tradizione e innovazione.
Questo progetto, pur portando in scena un’epoca lontana offre un confronto critico, spunti di riflessione attualissimi sul potere e sulla sua influenza, sulle scelte e le conseguenze delle azioni degli uomini. Un teatro che esce dalla storia ed entra nella cronaca per andare a dialogare con lo spettatore.